Guido d’Arezzo

Che sia nato ad Arezzo o a Talla, a Pomposa o a Ferrara o addirittura, come alcuni vogliono, in altri luoghi in Italia o fuori d’Italia è una questione che a noi poco deve importare.

L’importante è che per il mondo intero e a pieno diritto Guido Monaco, inventore della notazione musicale, sia da considerarsi a tutti gli effetti aretino.

Quanto alla data di nascita pare sia da collocarsi entro l’arco dell’ultimo decennio del X secolo.

Fra il 1023 e il 1036 fu vescovo di Arezzo Teodaldo della casa di Canossa, nobile famiglia molto legata all’abbazia benedettina di Pomposa a nord dì Ravenna. Teodaldo era fratello maggiore di Bonifacio II, marchese di Toscana, e quindi zio della futura contessa Matilde che non conobbe perché il Vescovo morì prima della nascita di colei che tanto farà parlare di sé in un secolo di scontri sanguinari fra Impero e Stato Pontificio.

Ma Teodaldo visse ed operò in un momento di ancora relativa quiete e in quello, sulle orme di alcuni suoi predecessori, poté irradiare a vasto raggio da Arezzo luce di autentica altezza civile e culturale.

Fu unito a lungo da affettuosa amicizia a San Romualdo, che gli era anche padre spirituale, e al monaco ravennate Teodaldo non manco di procurare occasioni e mezzi per la fondazione del Sacro Eremo di Camaldoli.

Dall’eremo probabilmente passò Guido Monaco, profugo da Pomposa quando venne ad Arezzo e fra il Tremo e l’Archicenobio trascorse in più riprese momenti ìn vita di meditazione, di solitudine, di preghiera, ma anche di insegnamento, fino alla morte avvenuta pare intorno al 1050.

Sebbene lontani da ogni certezza si vuole che proprio a Camaldoli Guido Monaco abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita, che lì sia spirato in pace e sia stato sepolto.

Ad Arezzo fu accolto da Teodaldo e qui, sotto la patema protezione del pastore, dall’aperto uomo di cultura, intelligente mecenate, poté in tutta tranquillità portare a compimento quegli studi sulle nuove dottrine e i nuovi metodi di insegnamento del canto che a Pomposa gli avevano destato contro le gelosie dì alcuni confratelli.

E il serpeggiare di malanimo a Pomposa era divenuto tale che lo stesso direttore spirituale, l’Abate anche lui di nome Guido, già noto per la sua santità, si era visto costretto a consigliare al nostro monaco un momentaneo quanto mai prudente allontanamento dalla potente Abbazia del Delta.

Ma ad Arezzo Guido Monaco rimase, dicono, fino alla fine. Ad Arezzo studiò, scrisse le sue opere e insegnò.

Al Vescovo Teodaldo dedicò il Micrologo, il principale dei suoi scritti, dove appare l’elogio che Guido fa della magnifica chiesa di San Donato, “costruita con mirabile struttura” e portata a termine proprio sotto ìl vescovato di Teodaldo.

Non è azzardato supporre quindi che Guido fosse presente, in veste del tutto speciale, alla consacrazione di quel tempio avvenuta con grande solennità il 12 novembre 1032.

Era, San Donato, sorto per volontà dei vescovi aretini accanto alla Cattedrale di Santa Maria e Santo Stefano sul Pionta, ed era stato progettato e costruito da Maginardo, artista d’avanguardia in quei tempi che per questa impresa aveva studiato e preso ispirazione dal tempio di San Vitale proprio in Ravenna.

Possiamo pensare senza essere molto lontani dal vero che Guido, direttore della scuola cantorum del Pionta e riformatore dei sistema musicale. abbia per quell’occasione organizzato e diretto il più bel cerimoniale liturgico cantato che si possa mai immaginare.

Presenti ì Marchesi di Toscana, i Vescovi di Firenze, Fiesole, Città di Castello e Gubbio e tanti altri insigni rappresentanti del mondo ecclesiastico e politico del tempo, la cerimonia è un trionfo e la fama di Guido, monaco aretino, si conferma e vola lontano.

Il pontefice Giovanni XIX già lo aveva invitato presso di sé, forse l’anno precedente, e aveva preso in attento esame il suo Antifonario, una specie di manuale per l’apprendimento delle regole prefisse alla scrittura musicale. Non poté far altro che considerare un prodigio quella semplificazione di metodo dell’insegnamento che per mezzo della notazione scritta permetteva ai cantori di apprendere canti mai uditi prima senza doversi sottoporre a lunghi e faticosi esercizi basati solamente sulla memoria.

Egli stesso, il Papa, riuscì a cantare all’istante un versetto a lui completamente sconosciuto solo leggendo le “note” del monaco Guido. Si trattava di un’esperienza che aveva del rniracoloso.

Del resto nel Prologo all’Antifonario Guido aveva specificato e chiarito le sue intenzioni: “Con l’aiuto di Dio mi decisi a realizzare questo Antifonario con la sua notazione musicale affinché chiunque è sensato e studioso possa senza molta fatica imparare a cantare”.

Altri già avevano praticato studi meticolosi e approfonditi sui sistemi di composizione, insegnamento, divulgazione della musica ecclesiastica. Ma quel Monaco geniale aveva trovato un sistema semplice, unico, universale: in pochi segni- su diverse posizioni fissate da linee, erano comprese tutta l’ampiezza, la modulazione, l’altezza possibile una voce umana ( e in seguito agli strumenti).

Lo stesso Santo Abate Guido di Pomposa, incontrato a Roma con il Papa, dovrà ricredersi, apprezzare, ritrattare ed invitarlo al ritorno presso il Monastero Principe.

All’amico fidato, monaco come lui di Pomposa, Guido stesso parla del caso nella sua “Lettera a Michele”, che rappresenta lo scritto più importante a noi pervenuto per la conoscenza della vita del nostro Monaco, a quel momento ormai Aretino di nome e di fatto.

L’intuizione più celebre di Guido Monaco è stata quella di aver attribuito un nome a sei delle sette note musicali.

Guido aveva notato (o sistemato egli stesso) un crescendo ad ogni iniziale di verso dell’Inno di San Giovanni:

UT queant laxis

REsonare fibris

MIra gestorum

FAmulì tuorum

SOLve polluti

LAbii reatum

Sancte Joannes.

E quindi aveva messo in relazione ogni tono o semitono con la sillaba di inizio del verso. Le note avevano così trovato il loro nome. Sarà solo nel ‘500 che verrà trasformato il nome della prima, da UT (di non gradevole suono) in DO, e che si aggiungerà la settima nota, il SI.

Oggi tutto questo ci appare semplice, perché ormai acquisito. Ma per ogni invenzione, ogni problema par semplice dopo che è stato risolto.

Nel campo della musica l’invenzione della notazione di Guido Monaco è paragonabile a quella della ruota o della leva nel campo della cinetica o della fisica, con la differenza che Guido Monaco fu insieme l’inventore, il sistematore della legge, con relative applicazioni, e il suo primo divulgatore.

Egli rese razionale e comprensibile un grande mistero: inventò la scrittura musicale facilitando moltissimo la memoria delle note attraverso la loro visibilità in un metodo di lettura semplice, pratico, direttamente esecutivo.

Senza di lui forse non avremmo mai avuto né melodie, né sinfonie, né musica operistica, né concerti, né balletti e la vita non sarebbe stata la stessa. Non avremmo avuto colonne sonore a commento di film o di altri spettacoli, non canzonette, valzer, tanghi, né musica da discoteca. Non ci sarebbero stati i grandi nomi dei compositori dei passato né quelli di chi produce o produrrà successioni di note nel presente o nel futuro. E speriamo che i tempi a venire si vogliano assumere l’impegno di rendere ancora onore al nome di Guido, alla sua invenzione, alle sue intenzioni.

del Prof. Massimiliano Badiali

Guido of Arezzo

If he was born in Arezzo or in Talla , in Pomposa or in Ferrara , or even in other places in Italy or outside of Italy is not an important question to ask.

The important thing is that Guido of Arezzo , inventor of musical notation, has to be considered to all effects of Arezzo .

His date of birth seems to be placed in the last decade of the tenth century .

Between 1023 and 1036 Guido was a monk of the Benedictine order from the Italian city-state of Arezzo. Recent research has dated his Micrologus to 1025 or 1026; since Guido stated in a letter that he was thirty-four when he wrote it,[1] his birthdate is presumed to be around 991 or 992. His early career was spent at the monastery of Pomposa, on the Adriatic coast near Ferrara. While there, he noted the difficulty that singers had in remembering Gregorian chants.

He came up with a method for teaching the singers to learn chants in a short time, and quickly became famous throughout north Italy. However, he attracted the hostility of the other monks at the abbey, prompting him to move to Arezzo, a town which had no abbey, but which did have a large group of cathedral singers, whose training Bishop Tedald invited him to conduct.

Guido of Arezzo probably visited the Sacred Hermitage of Camaldoli .

It seems that in Camaldoli Guido of Arezzo spent the last years of his life , that died in peace and was buried there .

But Guido lived in Arezzo until the end . In Arezzo he studied , he taught and wrote his works .

The Micrologus, written at the cathedral at Arezzo and dedicated to Tedald, contains Guido’s teaching method as it had developed by that time. Soon it had attracted the attention of Pope John XIX, who invited Guido to Rome. Most likely he went there in 1028, but he soon returned to Arezzo, due to his poor health. It was then that he announced in a letter to Michael of Pomposa (“Epistola de ignoto cantu“) his discovery of the “ut–re–mi” musical mnemonic. Little is known of him after this time.

Pope John XIX  took into careful consideration her Antiphonary , a kind of manual for learning the rules set itself the musical writing . He considered a miracle that simplification of the teaching method using the written notation that allowed the singers to learn songs never heard before without

having to undergo long and strenuous exercises based solely on memory.

The Pope was able to sing a verse instantly completely unknown to him just by reading the ” notes ” of Guido of Arezzo . It was an experience that seems a miracle .

Moreover in the Prologue to Antiphonary,  Guido specified and clarified his intentions : ” With God’s help, I decided to write this Antiphonary with its musical notation because whoever could sing  without any effort . 

Guido as brilliant monk found a simple, single, universal method: in a few different positions signs- fixed by lines, ranged across the amplitude, modulation, the possible height of a human voice (and later the instruments).

The most famous intuition of Guido Monaco was to have given a name to six of the seven musical notes.

Guido had seen (or placed himself) a crescendo every initial verse of the hymn of St. John:

UT queant laxis

REsonare fibris

MIra gestorum

FAmulì tuorum

SOLve polluti

LAbii reatum

Sancte Joannes.

And then he had put on report every tone or semitone with the beginning of syllable of the verse. The notes had thus found their name . It will be only in the 1500 that will be transformed the name of the first , from UT (not pleasant sound) in DO , and that will add the seventh note, SI .

Today all this seems simple. In the field of the music Guido Monaco of Arezzo was along the inventor , the fixer of the law , with related applications , and its first popularizer .

He made rational and comprehensible ​​a great mystery : he invented music writing greatly facilitating the memory of the notes through their visibility in a simple reading method , practical, directly enforceable .

Without him, we might never have had neither melodies nor symphonies, opera or musical , or concerts or ballets and life would not be the same: no columns, no films,, no songs , waltzes , tangos, or disco music . And we hope that the times ahead is willing to take on the commitment to celebrate the name of Guido, his invention , his genius.

  del Prof. Massimiliano Badiali

Guido Monaco

No sabemos si Guido de Arezzo o Güido Mónaco (el monje Guido)  ha nacido en Arezzo o en Talla, en Pomposa o en Ferrara.

Lo importante es para todos, y con razón que Guido Monaco , inventor de la notación musical, debe considerarse a todos los efectos de Arezzo . En la fecha de nacimiento parece ser colocados en el lapso de la última década del siglo décimo .

Pasó sus primeros años de estudio en la abadía de Pomposa, en la costa adriática, cerca de Ferrara. Ingresó como maestro en la escuela catedralicia de Arezzo, donde sobresalió en la enseñanza del arte vocal y escribió su tratado principal, el Micrologus de disciplina artis musicae. Durante su estancia se percató de la dificultad de los cantantes para recordar los cantos gregorianos e inventó un método para enseñar a los cantantes a aprender los cantos en poco tiempo. Este método pronto se hizo famoso en todo el norte de Italia. Sin embargo, la hostilidad de los monjes del monasterio le obligaron a marcharse a Arezzo, ciudad que no contaba con abadía, pero que tenía un numeroso grupo de cantantes con falta de aprendizaje.

Existe un escrito firmado por Guido de Arezzo en Arezzo el 20 de mayo de 1033.

Entre 1040 y 1050, Guido fue prior del monasterio de Pomposa, en el cual había madurado su vocación monástica y había vivido los primeros años como monje. Entre 1040 y 1042, Guido vivió en Pomposa con su amigo Pier Damiani, viviendo en la casa de los maestros de los monjes y novicios.

El papa Juan XIX invitó a Guido a Roma. Posiblemente fue en 1028, pero pronto tuvo que volver a Arezzo debido a problemas de salud. No se tienen datos posteriores, excepto que el antifonario perdido posiblemente se terminó en 1030.

Podemos pensar que Guido , director de la Escuela de cantorum Pionta fue reformador de música . Para esa ocasión organizó y dirigió el ceremonial litúrgico mas aulico cantado lo que se pueda imaginar .

Por otra parte , en el prólogo all’Antifonario Guido había especificado y aclaró sus intenciones : ” Con la ayuda de Dios , decidí hacer este antifonario con su notación musical porque todos aprenden a cantar . “

La intuición de Guido d’Arezzo fue haber dado un nombre a seis de las siete notas musicales .

Guido había visto (o colocado a sí mismo ) un crescendo a cada verso inicial del himno de San Juan :

UT queant laxis

REsonare fibris

MIra gestorum

FAmulì tuorum

SOLve polluti

LAbii reatum

Sancte Joannes.

Y luego se había puesto en el informe de cada tono o semitono con el inicio sílaba del verso. Las notas habían encontrado así su nombre. En su estancia en Arezzo, desarrolló nuevas técnicas de enseñanza, incluyendo el tetragrama (pauta musical de cuatro líneas), precursor del pentagrama, y la escala diatónicaSerá sólo en el 1500 , que se transformó el nombre de la primera , de la UT ( sonido no es agradable ) en DO , y que se sumará la séptima nota, el SI.

En el campo de la música de Guido Monaco Guido Monaco fue el  inventor, el fijador de la ley, con aplicaciones relacionadas , y su primer divulgador

Sin él no habría los grandes nombres de los compositores del pasado ni los del presente o del futuro. Y esperamos que el tiempo rinde homenaje a nombre de Guido , su invención , su genio.

del Prof. Massimiliano Badiali

Gui l’arétin

Qu’il soit né à Arezzo ou Talla, à Pomposa ou à Ferrara, ou même, comme certains soutiennent, dans d’autres endroits en Italie, c’est une question que nous devons simplement ignorer.

Le fait le plus important est pour tous, et à juste titre que Gui l’arétin (appelé en italien Guido Monaco, c’est-à-dire Gui le moine), l’inventeur de la notation musicale, doit être considéré à tous les effets d’Arezzo.

Sa date de naissance semble être placée dans l’espace de la dernière décennie du Xe siècle.

Entre 1023 et 1036, Théobald fut évêque à Arezzo. Il appartenait à la maison de Canossa, une noble famille étroitement liée à l’abbaye bénédictine de Pomposa, près de Ravenne. Théobald était le frère aîné de Boniface II, marquis de Toscane, et donc l’oncle de la future comtesse Matilde qu’il ne connut parce que l’évêque mourut avant la naissance d’elle, qui allait faire beaucoup parler d’elle dans un siècle d’affrontements sanglants entre l’Empire et les États pontificaux.

Mais Théobald a vécu et travaillé dans un moment de calme et toujours en suivant les traces de certains de ses prédécesseurs, pourrait rayonner la lumière authentique de hauteur civile et culturelle d’Arezzo. Gui d’Arezzo a été rejoint par une longue amitié à San Romuald, qui était aussi son père spirituel, et au moine Théobald de Ravenne, qui offrit des ressources pour la fondation du Sacré Ermitage de Camaldoli. Quand il arriva à Arezzo étant refugié, Gui l’arétin passa probablement là sa  vie de la méditation, la solitude et la prière, mais aussi d’enseignement, jusqu’à sa mort apparaît autour de la 1050.

Il semble qu’à Camaldoli Gui l’arétin ait passé les dernières années de sa vie, qu’il soit mort ici en paix et qu’il y ait été enterré.

A Arezzo Guy d’Arezzo fut accueilli par Théobald et ici, sous la protection paternelle du pasteur, homme de culture et mécène intelligent et put avec confiance compléter ces études sur les nouvelles doctrines et les nouvelles méthodes de chant qui avaient créé des jalousies envers lui à Pomposa de la part de quelques confrères.

Et l’infiltration de la mauvaise volonté à Pomposa était devenue telle que même le directeur spirituel, l’abbé également nommé Guido déjà connu pour sa sainteté, avait dû recommander à Guido Monaco un éloignement momentané de l’abbaye du Delta.

Mais on a dit qu’à Arezzo Gui l’arétin reste jusqu’à la fin. A Arezzo, il a étudié, enseigné et écrit ses œuvres.

Il dédia a l’évêque Théobald le Micrologue, le principal de ses écrits, où est présent la louange que Gui fit sur la magnifique église de San Donato, “construite avec une structure admirable» et complétée juste sous l’Evêché de Théobald.

On peut donc supposer que Guido soit présent, comme hôte, à la consécration du temple qui eut lieu avec une grande solennité le 12 Novembre 1032.

San Donato était construit à la demande des évêques d’Arezzo près de la cathédrale de Sainte-Marie et Saint-Stéphane sur Pionta, et a été conçu et construit par Maginardo. Lui, il était un artiste d’avant-garde à cette période-là et il avait étudié  cette entreprise monumentale, parce qu’il avait étudié et pris l’inspiration du temple San Vitale à Ravenne.

Nous pouvons supposer que Gui l’arétin, directeur de l’École de cantorum du Pionta et réformateur du système de musique, pour cette occasion, ait organisé et dirigé la plus belle cérémonie liturgique chantée qu’on ne puisse jamais imaginer

Les  Marquis de Toscane, les évêques de Florence, de Fiesole, Città di Castello et Gubbio et bien d’autres éminents représentants du monde ecclésiastique et politique de l’époque y participèrent et par conséquent la cérémonie fut un triomphe et la gloire de Gui l’arétin est confirmée et sa notoriété s’envole.

Pape Jean XIX déjà l’avait invité chez le Vatican, peut-être l’année précédente, et avait pris soigneusement en considération son antiphonaire, une sorte de manuel pour l’apprentissage des règles préfixés à l’écriture de la musique. Il ne pouvait que reconnaitre comme miracle, sa simplification de la méthode d’enseignement, qui à travers la notation écrite, permettait aux chanteurs d’apprendre des chansons jamais entendues auparavant sans devoir subir des exercices longs et pénibles basés uniquement sur la mémoire.

Même le pape réussit à chanter un couplet instantanément complètement inconnu pour lui juste en lisant les «notes» de Gui l’Arétin. Ce fut une expérience qui sembla être miraculeuse.

En outre, dans le Prologue a l’Antiphonaire Gui avait précisé et clarifié ses intentions: «Avec l’aide de Dieu, je décidai de faire cet antiphonaire avec sa notation musicale afin que quiconque soit sensible et studieux sans beaucoup d’efforts puisse apprendre à chanter.”

Si d’autres avaient déjà pratiqué des études minutieuses et approfondies sur les systèmes de composition, de formation  et de diffusion de la musique ecclésiastique, ce brillant moine trouva un système simple, unique, universel : dans quelques signes et sur de différentes positions fixées par des lignes, pour la première fois l’amplitude, la modulation, la hauteur possible d’une voix humaine (et plus tard les instruments) étaient présents.

Le Saint Abbé Gui de Pomposa, qui rencontra à Rome le pape, dut se réfléchir à nouveau, apprécier, retraiter et l’inviter à revenir au Monastère Prince.

Gui, à son ami homonyme de Pomposa, Gui raconte l’événement dans sa «Lettre à Michel », qui est l’écriture la plus importante qui nous est parvenue à la connaissance de la vie de Gui, désormais considéré effectivement arétin  de droit et de fait.

La plus célèbre intuition de Gui l’arétin était d’avoir donné un nom à six des sept notes de musique.

Gui avait noté (ou lui-même organisé) un crescendo à chaque verset initial de l’hymne de Saint-Jean:

UT queant laxis

REsonare fibris

MIra gestorum

FAmulì tuorum

SOLve polluti

LAbii reatum

Sancte Joannes.

Et puis il avait rapporté tous les tons ou demi-tons avec la syllabe du début du verset. Les notes avaient ainsi trouvé leur nom.  Seulement dans le 1500 le nom de la première note sera transformé, de UT (à cause du son pas agréable) en DO, et on va ajouter la septième note SI .

Aujourd’hui, tout cela semble simple, parce que maintenant est déjà acquis. Mais pour chaque invention, n’importe quel problème semble simple du moment qu’il a été résolu.

Dans le domaine de la musique de Gui l’arétin. L’invention de la notation est comparable à celui de la roue ou du levier dans le domaine de la cinétique ou physique, à la différence que Gui l’arétin a été à la fois l’inventeur, le fixateur de la loi, avec ses applications connexes, et aussi son premier divulgateur.

Il rendit rationnel et compréhensible un grand mystère : il a inventé l’écriture musicale, en facilitant grandement la mémoire des notes grâce à leur visibilité dans une méthode de lecture simple, pratique, directement applicable.

Sans lui, nous aurions jamais eu ni mélodies ni symphonies, ni opéra ou musique, ni concerts ou ballets et notre vie n’aurait été pas la même. On n’aurait pas eu de colonnes comme commentaire des films ou d’autres spectacles, et non pas de chansons, de valses, de tangos, ou de musique disco. Il n’y aurait pas de grands noms des compositeurs du passé, ni de ceux qui produisent ou produiront des séquences de notes dans le présent ou dans le futur. Et nous espérons que l’avenir sera prêt à rendre hommage au nom de Gui l’arétin, à son invention et à son génie. 

  Prof. Massimiliano Badiali

Guido d’Arezzo, monaco benedettino, autore di testi di teoria musicale tra i più studiati e diffusi nel Medioevo, è universalmente considerato tra le grandi personalità che hanno segnato profondamente la civiltà musicale occidentale, rendendo celebre nel mondo il nome della città di Arezzo.

Avvolte dall’oscurità le sue origini, la data di nascita, collocata tra 990 e 1000 (Van Waesberghe, 1953), e il luogo: Arezzo, addirittura il vicino paese di Talla in Casentino, secondo una tradizione orale confermata da un passo dell’Epistola ad Michaelem (Santori, 1994) – o più probabilmente, secondo altri, il territorio circostante l’abbazia di Pomposa sul delta del Po (Rusconi, 2005).

Presso l’abbazia ricevette molto probabilmente la sua formazione scolastica e sicuramente iniziò a elaborare il suo metodo di notazione musicale che consentiva di ridurre da dieci anni a uno il tirocinio di un cantore, attraverso la lettura delle note. Questa innovazione, che evitava l’apprendimento di un canto dalla viva voce di un maestro, subì critiche durissime e portò all’allontanamento di Guido da Pomposa e il trasferimento ad Arezzo.

Ad Arezzo fu accolto dal vescovo Teodaldo di Canossa “riformatore convinto e mecenate illuminato” (Licciardello 2005) e dal 1025 al 1033 visse nella canonica di San Donato a Pionta. Collaborò con il vescovo nello studio e predicazione della Sacra Scrittura, insegnò ai fanciulli cantori dell’antica cattedrale aretina, sviluppando le novità del suo metodo didattico la cui sintesi è presentata nei trattati Micrologus, Prologus in antiphonarium, Regulae rhythmicae, Epistola ad Michaelem che circolarono ampiamente per i secoli successivi procurandogli una vasta fama.

La fama per gli eccellenti risultati ottenuti nella formazione dei cantori ecclesiastici raggiunse il papa Giovanni XIX che convocò Guido a Roma affinché gli illustrasse tutte le novità teoriche e didattiche e, come prestigioso riconoscimento, l’invitò a ritornare per istruire il clero romano. Dettagli su questa visita e notizie preziosissime e uniche sulle vicende biografiche di Guido d’Arezzo sono riportate nell’Epistola al confratello Michele dell’abbazia di Pomposa, assieme alla descrizione del metodo di lettura intonata – che solo più tardi sarà definito ‘solmisazione’.

Dopo la morte del vescovo Teodaldo (1036) si perdono le tracce di Guido: l’ipotesi ritenuta più valida in passato, che si fosse ritirato nell’eremo di Camaldoli o di Fonte Avellana, è stata messa in discussione a favore di una suo ritorno a Pomposa, quindi a Ravenna ed attestata fino al 1081.

Guido d’Arezzo, Benedictine monk, one of the most studied and widespread author of music theory books in the Middle Age, is universally considered to be among the personalities that deeply influenced the Western music culture, making the city of Arezzo famous all over the world.

His origin, his date of birth, which is between 990 and 1000 (Van Waesberghe, 1953) and his birthplace are still a mystery: the place might be Arezzo, or the near village of Talla in Casentino, according to an oral tradition confirmed by a passage of the Epistola ad Michaelem (Santori, 1994), or, most likely, according to other, might be the surroundings of Pomposa Abbey in the Po Delta (Rusconi, 2005).

Most probably at the Abbey he received an education and he surely started devising his musical notation method which allowed to reduce from ten years to just one the training of a chanter, through the reading of the notation. This innovation, which prevented the learning of the songs from the real voice of a teacher, suffered harsh critics and led to the removal of Guido from Pomposa and his transfer to Arezzo.

In Arezzo he was greeted by the Bishop Tedald of Canossa “committed reformer and eminent patron” (Licciardello, 2005) and lived in the rectory of San Domenico in Pionta from 1025 to 1033. He collaborated with the Bishop in studying and preaching the Bible, he taught to the children chanters of the old Cathedral of Arezzo, developing the innovations of his teaching method, whose summary is presented in his essays Micrologus, Prologus in antiphonarium, Regulae rhytmicae, Epistola ad Michaelem, which widely circulated for the next centuries making him significantly known.

The fame for the excellent results obtained in the training of the ecclesiastic chanters reached the Pope John XIX who summoned Guido in Rome so that he could show him all the theoretical and didactic innovations and, as a prestigious recognition, he invited him to come back in order to train the Roman clergy. Details about this visit and valuable and unique information about the biography of Guido d’Arezzo are given in the Epistola to brother Michele of the Pomposa Abbey, with the description of the method of in tune reading – which later would be called ‘solmization’.

After the death of the Bishop Tedald (1036), Guido’s trail went cold: the hypothesis, considered the most valid in the past, of Guido retiring in the Camaldoli hermitage or in Fonte Avellana, was questioned in favour of his return to Pomposa, and then to Ravenna ( this hypothesis is documented until 1801).